Giugno 2017
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Un Provveditore ad un quarto di servizio (meno un pezzettino)


Polizia Penitenziaria - Un Provveditore ad un quarto di servizio (meno un pezzettino)

Notizia del 07/06/2017

in Accadde al penitenziario

(Letto 1869 volte)

Scritto da: Pasquale Salemme

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E’ bastato poco tempo per capire che la Toscana avrebbe avuto un Provveditore a mezzo servizio …

Fin dall’inizio, infatti, ci siamo resi conto che il nuovo Provveditore – avvicendato dalla Puglia – non gradiva la nuova destinazione e di conseguenza avrebbe dato una disponibilità ridotta.

La Toscana, quindi, sembrava destinata ad avere un Provveditore a mezzo servizio.

Pur tuttavia, per tutta risposta, il Dap ha deciso di accorpare alla Toscana anche l’ex provveditorato dell’Umbria.

Disgraziatamente, poi, lo stesso Provveditore è stato incaricato, sempre dal Dap, di gestire anche il provveditorato della Campania.

Insomma, alla fine, la Toscana si è ritrovata ad essere gestita da un Provveditore a meno di un quarto di servizio (la metà, della metà meno un pezzetto …)

I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Da un lato un assurda lotta per l’egemonia all’interno del provveditorato e dall’altro il riverbero negativo sulle direzioni e, soprattutto, sul personale.

Eppure, si parla tanto di motivazione del personale, di sostegno e considerazione, nella consapevolezza che il lavoro del poliziotto penitenziario sia duro e logorante, soprattutto dal punto di vista psichico.

Tanta importanza viene riconosciuta, almeno in teoria, da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria al benessere del personale ed alla necessità di cogliere i segnali di disagio, spesso prodromici di gesti tragici dei quali siamo stati, purtroppo, tristi testimoni. Gesti che si ripetono con cadenza drammaticamente periodica e rispetto ai quali, ogni volta, ci si interroga sulle cause e su cosa si sarebbe potuto fare per evitare che un lavoratore, un poliziotto, venisse strappato così tristemente all’affetto della propria famiglia.

Il burnout è un fenomeno concreto che colpisce in particolar modo la Polizia Penitenziaria, fino a diventare oggetto di studio, di discussione, di impegno; tanto da spingere i nostri vertici dipartimentali ad istituire un numero verde e, soprattutto, a sensibilizzare le periferie ad una maggiore attenzione nei confronti del personale.

Pur tuttavia tali attenzioni sembrano non essere di casa nel provveditorato della Toscana e l’Umbria laddove il Provveditore, probabilmente preso da altri impegni certamente istituzionalmente più rilevanti, non ha il tempo (o forse la voglia) di accogliere la richiesta di alcuni dipendenti che, forse, per arrivare ad invocare l’aiuto di un Provveditore, non vedono dinanzi a loro alternative.

La cosa più mortificante, non solo per i diretti interessati ma per tutta una categoria di lavoratori, è che tanta è stata la considerazione riconosciuta al personale ed ai suoi problemi che il Provveditore, non solo ha rifiutato di ricevere i dipendenti, ma ha affidato la comunicazione di tale diniego alla firma di un non meglio definito dirigente (si spera) che, meglio guardando l’impostazione della missiva, neppure l’ha scritta di proprio pugno, affidandola, a sua volta, probabilmente, ad altro compilatore la cui sigla, sovente, è riportata sulla parte alta della comunicazione.

Insomma, una richiesta d’aiuto, o meglio di semplice ascolto, liquidata con una asettica comunicazione che rappresenta l’ultima mortificazione di un Corpo che oramai di considerazione non è più abituato a riceverne, soprattutto in terra toscana.

L’augurio che rivolgiamo ai colleghi “respinti” è di trovare le risposte che speravano dall’incontro con il Provveditore in altri ambiti, magari nell’affetto delle loro famiglie, sperando che siano sufficienti e che, questo ennesimo atto di non curanza e disattenzione nei confronti  del personale che lavora, non venga percepito come un abbandono da parte dell’Amministrazione.

L’auspicio che, invece, come Sigla sindacale, rivolgiamo al Provveditore è un maggior rispetto verso il personale che amministra, se non attraverso la concessione di un incontro diretto con chi gliene fa richiesta, quanto meno con comunicazioni curate in maniera più rispettosa di chi lavora.

Perché la forma è anche sostanza. 

 


Scritto da: Pasquale Salemme
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Commenti Commenti dei lettori

n. 2



A sguazzare in uno specchio d'acqua dove ce ne poca ci vuole faccia e coraggio soprattutto perché non puoi immergerti e andare in profondità come un tempo.........
Il fondo limpido e pieno di grossi pesci per pochi eletti non esiste più. Adesso quel fondo è viscido e fangoso dove si rischia di rimanere intrappolati!
Ho sempre detto che prima o poi sarebbe finito tutto.
Lavoro alla giornata con il pensiero costante di tornare a casa mentalmente integro e forte per la mia famiglia.
È dato sapere quanto è costato il famigerato progetto benessere organizzativo del personale e che fine abbiano fatto i suoi contenuti partoriti da eccelse menti?
Sarà meglio che mi faccia una grossa risata.


Di  Sapore amaro  (inviato il 09/06/2017 @ 09:01:58)


n. 1


Ma parliamo di quello che in Kossovo era esperto di cucina?
Quello che a Bari si ostinava ad inviare le visite fiscali ad un Ufficiale nonostante avesse i giorni di convalescenza riconosciuti da un ospedale pubblico?
Per favore......

Di  BURRATA  (inviato il 08/06/2017 @ 09:50:07)




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